PRELIEVI, BONIFICI E VERSAMENTI SUL C/C: OCCHIO AL FISCO!

Per l'imprenditore che preleva oltre 1.000€ al giorno, anche in 10 operazioni differenti da 100€, scattano i controlli del Fisco

Rispolveriamo i limiti alla movimentazione dei contanti stabili dal Governo al fine di colpire il fenomeno del "nero" e contrastare l'evasione fiscale. Al momento è vietato utilizzare contanti per somme superiori a 3.000, ma – per effetto della Legge di Bilancio – a partire dal 1° luglio 2020 la soglia si abbasserà a 2.000.

 

  PRELIEVI BANCARI (per imprenditori)

Gli imprenditori non possono effettuare prelievi di contanti superiori a 1.000 nell’arco della stessa giornata o di 5.000 nell’arco di un mese. Condizioni imposte dal Governo con l’obiettivo di limitare e colpire il fenomeno del “nero” e dell’evasione fiscale. Infatti, l’imprenditore che supera queste soglie, può essere soggetto a controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate perché potrebbe considerare quelle somme di denaro come ‘ricavi non dichiarati’ e di conseguenza da tassare. L’unico modo per evitare maggiori imposte e sanzioni è dimostrare perché si è prelevato in eccedenza e come sono stati utilizzati quei soldi.

 

  PRELIEVI BANCARI (per tutti gli altri contribuenti)

La normativa antiriciclaggio non pone limiti ai prelievi da parte di tutti gli altri contribuenti che non sono titolari di un reddito di impresa. Questo significa che il lavoratore dipendente, il professionista, il titolare di partita Iva, il disoccupato possono prelevare anche diverse migliaia di euro nella stessa giornata senza cadere nella morsa dell’Agenzia delle Entrate.
Però, secondo la normativa sul contrasto all’illegalità, la banca è obbligata all’invio di una segnalazione all’Unità di informazione finanziaria (Uif) per tutti i prelievi superiori a 10.000 in un mese (anche per prelievi frazionati, ad es. 10 prelievi da 1.000euro).

 

  VERSAMENTI E BONIFICI SUL C/C (per gli imprenditori e tutti gli altri contribuenti)

Per quanto riguarda i versamenti di contanti o i bonifici ricevuti sul proprio conto corrente non esistono dei limiti stabili per legge e possono essere disposti per qualsiasi importo, perciò anche superiore a 3.000. È pur vero però che, la legge consente all’Agenzia delle Entrate di avviare delle indagini bancarie sui conti correnti e, sulla base dei dati ottenuti, può chiedere al contribuente degli accertamenti sulla provenienza del denaro.

Questo accade perché il Testo Unico sulle imposte sui redditi (Tuir) stabilisce che tutti i versamenti di denaro contante fatti sul proprio c/c o i bonifici ricevuti sono redditi e come tali vanno tassati, se non vengono menzionati nell’annuale dichiarazione dei redditi.
Il contribuente, ovviamente, ha la possibilità di dimostrare che tali somme sono “esenti” (come nel caso di risarcimenti o donazioni) oppure che costituiscono redditi già tassati (come nel caso di vincite) attraverso prove documentali e con data certa (scontrini, fatture e ricevute). Se, invece, non è in grado di giustificarle, sarà sanzionato e l’importo tassato. 

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