BUROCRAZIA E ASPIRANTI IMPRENDITORI: UNA STORIA DI ORDINARIA PAZZIA

65 passaggi in 26 sportelli per avviare un'attività nel nostro paese. "[...] la burocrazia è un ostacolo potente sulla strada delle imprese che blocca chi ha idee, chi vuole intraprendere, chi vuole crescere e far crescere il Paese".

Il Corriere della Sera ha riportato i risultati della prima edizione dello studio “Comune che vai, burocrazia che trovi” condotta dall’Osservatorio Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa) che misura il peso della burocrazia per chi ha il desiderio e la voglia di aprire un’attività in Italia.

Cinque le categorie di attività commerciali oggetto dell’indagine (falegnameria, gelateria, bar, acconciatura e autoriparazione) e di ognuna sono stati calcolati nel dettaglio:

  • il numero di adempimenti;
  • il numero degli enti coinvolti;
  • il numero delle operazioni da compiere;
  • il costo totale dell’autorizzazione.

L’articolo continua presentando i risultati emersi dalla ricerca sul campo (grazie alla collaborazione con 52 Cna territoriali in rappresentanza di altrettanti Comuni di cui 50 capoluoghi di provincia) del primo dei cinque settori in esame: quello dell’acconciatura.

Si scopre così che per aprire un salone occorre:

  • compiere fino a 65 adempimenti;
  • avere a che fare con 26 enti;
  • mettersi 39 volte in fila (perché con alcuni enti non è sufficiente vedersi una sola volta);
  • spendere all'incirca €17.535.

I più ottimisti penserebbero che sia finita qui e invece si sbagliano di grosso!

Perché per poter compiere tutti quegli intricati e ingarbugliati passaggi l’aspirante imprenditore deve aver prima:

  1. superato un esame dopo aver frequentato 1.800 ore di formazione (3 anni) alla modica cifra di €5.000;
  2. svolto uno stage di durata variabile a discrezione delle regioni;
  3. presentato una Segnalazione certificata di inizio attività (Scia) al Comune dove vorrà intraprendere la sua attività (per una spesa che va dai 0 ai 150€ c.a. a seconda del Comune) ma solo dopo aver consegnato una serie di atti obbligatori (all’incirca €660 ad atto) e altri facoltativi (fino a qualche migliaio di euro) a discrezione del Comune.

Se poi a tutta questa serie di spese aggiungiamo il fattore tempo (pensiamo ad esempio alla “prassi consolidata”) e l’ipotesi di una ristrutturazione del locale (altre attese e altri costi) si corre davvero il rischio che l’aspirante imprenditore sia portato a gettare la spugna prima ancora di iniziare l’avventura imprenditoriale.

Come ricorda Sergio Silvestrini - segretario generale di Cna - “In Italia, invece di essere un elemento facilitatore, la burocrazia è un ostacolo potente sulla strada delle imprese che blocca chi ha idee, chi vuole intraprendere, chi vuole crescere e far crescere il Paese. E le prime vittime sono le più indifese: gli aspiranti imprenditori. È una guerra che dobbiamo vincere. Una guerra di liberazione dalla burocrazia che va combattuta ufficio per ufficio, Comune per Comune. Il governo avrebbe le armi per uscirne vittorioso, sapendo che la vittoria vale almeno dieci leggi di Bilancio. Questo è cambiamento. Il cambiamento che trasforma i connotati al Paese”.

 

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