IL LAVORO INTERMITTENTE: LA VALIDA ALTERNATIVA STAGIONALE

Il contratto a chiamata come valido strumento per garantire personale alle aziende senza dover incorrere nei tanti vincoli del decreto Dignità.

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche se un po’ scoraggiato dall’introduzione dell’obbligo di segnalazione preventiva della chiamata, il contratto intermittente rimane comunque un valido strumento per garantire personale alle aziende senza dover incorrere nei tanti vincoli del decreto Dignità.

Il contratto a chiamata può essere stipulato a tempo determinato o indeterminato senza vincoli di orario, per qualsiasi settore e tipologia lavorativa, se il lavoratore ha meno di 24 anni (purché la prestazione lavorativa sia svolta entro il compimento dei 25 anni) o più di 55 anni.

In mancanza di questo requisito soggettivo, il lavoro a chiamata è ammesso per tutte le attività previste dal R.D. n. 2657/1923 e può essere utilizzato per lo svolgimento di prestazioni di carattere discontinuo o intermittente, secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi.

In ogni caso, ad eccezione dei settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo, il contratto di lavoro intermittente è ammesso, per ciascun lavoratore, con il medesimo datore di lavoro, per un periodo complessivamente non superiore alle 400 giornate di effettivo lavoro nell'arco di 3 anni solari.

Gli unici casi di divieto al suo utilizzo sono:

  1. per sostituire lavoratori che esercitano il diritto di sciopero;
  2. presso unità produttive nelle quali si è proceduto, entro i 6 mesi precedenti, a licenziamenti collettivi, che hanno riguardato lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro intermittente;
  3. presso unità produttive nelle quali è operante una sospensione del lavoro o una riduzione dell'orario, in regime di cassa integrazione guadagni, che interessano lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro intermittente;
  4. ai datori di lavoro che non hanno effettuato la valutazione dei rischi in applicazione della normativa di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, in particolare l’articolo 28 del D.Lgs. n. 81/2008.

C’è un adempimento che caratterizza il contratto intermittente e che spesso ne scoraggia il suo utilizzo improprio: prima dell’inizio della prestazione lavorativa il datore di lavoro è tenuto a inviare il modello “Uni-intermittente” all’Ispettorato territoriale del lavoro competente.

Il modello deve essere trasmesso secondo una delle seguenti modalità:

  • attraverso il servizio telematico sul portale ClicLavoro;
  • via e-mail all’indirizzo di PEC appositamente creato (intermittenti@pec.lavoro.gov.it);
  • con un Sms (numero 339.9942256) contenente almeno il codice fiscale del lavoratore, esclusivamente in caso di prestazione da rendersi non oltre le 12 ore dalla comunicazione;
  • tramite App Lavoro Intermittente (per smartphone o tablet);
  • tramite fax al competente ITL, in caso di malfunzionamento degli altri sistemi.

La mancata trasmissione del modello dà luogo ad una sanzione amministrativa variabile da €400 a €2.400.

È evidente che l’organico aziendale non può essere costituito interamente – o per la maggior parte – da lavoratori a chiamata, ma sicuramente, grazie a questa tipologia contrattuale, le aziende riescono a far fronte ai picchi di attività stagionali e non.

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